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Tumore polmone
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Atezolizumab versus Docetaxel nel cancro polmonare non-a-piccole cellule trattato in precedenza: studio OAK


Atezolizumab ( Tecentriq ) è un anticorpo monoclonale umanizzato anti-PD-L1, che inibisce le interazioni tra PD-L1 e PD-1 e PD-L1 e B7-1, rigenerando l’immunità antitumorale.

E' stata valutata l’efficacia e la sicurezza di Atezolizumab, rispetto a Docetaxel, nei pazienti precedentemente trattati con tumore al polmone non-a-piccole cellule.

Lo studio di fase 3, OAK, in aperto randomizzato, ha arruolato pazienti con tumore al polmone non-a-piccole cellule, squamoso o non-squamoso, di 18 anni o più, con malattia misurabile secondo i criteri RECIST, e con un performance status ECOG di 0 o 1, presso 194 Centri oncologici in 31 Paesi.

I pazienti avevano ricevuto, in precedenza, da uno a due regimi chemioterapici citotossici ( una o più terapie di combinazione a base di Platino ) per tumore al polmone non-a-piccole cellule in fase IIIB o IV. 
Sono stati esclusi i pazienti con una storia di malattia autoimmune e quelli che avevano ricevuto trattamenti precedenti con Docetaxel, agonisti CD137, anti-CTLA4, o terapie mirate al percorso PD-L1 e PD-1.

I pazienti sono stati randomizzati a ricevere Atezolizumab per via endovenosa 1.200 mg oppure Docetaxel 75 mg/m2 ogni 3 settimane.

Gli endpoint co-primari erano la sopravvivenza complessiva nella popolazione intention-to-treat ( ITT ) e con espressione di PD-L1 TC1/2/3 o IC1/2/3 ( uguale o maggiore dell’1% PD-L1 sulle cellule tumorali o cellule immunitarie infiltranti il tumore ).
L'analisi di efficacia primaria è stato effettuata sui primi 850 pazienti arruolati su 1.225.

Tra il 2014 e il 2015, sono stati reclutati 1.225 pazienti. 

Nella popolazione primaria, 425 pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere Atezolizumab e 425 pazienti sono stati assegnati a ricevere Docetaxel. 

La sopravvivenza globale era significativamente più lunga con Atezolizumab nella popolazione ITT e con espressione di PD-L1.

Nella popolazione ITT, la sopravvivenza generale era migliore con Atezolizumab, rispetto a Docetaxel ( sopravvivenza mediana globale di 13.8 mesi vs 9.6 mesi; hazard ratio, HR=0.73, P=0.0003 ). 

La sopravvivenza complessiva nella popolazione TC1/2/3 o IC1/2/3 era migliore con Atezolizumab ( n=241 ) rispetto a Docetaxel ( n=222; sopravvivenza globale mediana 15.7 mesi con Atezolizumab vs 10.3 mesi con Docetaxel; HR=0.74; P=0.0102 ).

I pazienti nel sottogruppo con bassi o non-rilevabile livelli di PD-L1 ( TC0 e IC0 ) hanno presentato anche un miglioramento della sopravvivenza con Atezolizumab ( sopravvivenza globale mediana 12.6 mesi vs 8.9 mesi; HR=0.75 ).

Il miglioramento nella sopravvivenza complessiva era simile nei pazienti con istologia squamosa ( HR=0.73; n=112 nel gruppo Atezolizumab e n=110 nel gruppo Docetaxel ) o non-squamosa ( HR=0.73; n=313 e n=315 ).

Meno pazienti hanno manifestato eventi avversi di grado 3 o 4 correlati al trattamento con Atezolizumab ( 90 su 609 pazienti, 15% ) rispetto a Docetaxel ( 247 su 578 pazienti, 43% ). 

Una morte correlata al trattamento per infezione delle vie respiratorie è stata riportata nel gruppo Docetaxel.

OAK è il primo studio randomizzato di fase 3 che ha riportato i risultati di una terapia PD-L1-mirata, con il trattamento con Atezolizumab che ha prodotto un miglioramento della sopravvivenza globale clinicamente rilevante rispetto a Docetaxel nel carcinoma del polmone non-a-piccole cellule precedentemente trattato, a prescindere dell'espressione di PD-L1 o dall’istologia, con un profilo di sicurezza favorevole. ( Xagena2017 )

Rittmeyer A et al, Lancet 2017; 389: 255-265

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