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Denosumab rallenta gli eventi ossei nel carcinoma della prostata


L'anticorpo monoclonale Denosumab ( Xgeva ) è risultato superiore all’Acido Zoledronico ( Zometa ), lo standard di cura, nel ritardare gli eventi scheletro-correlati negli uomini con metastasi ossee da cancro alla prostata, castrazione-resistente.

Il tempo mediano al primo evento scheletro-correlato è stato di 20.7 mesi con Denosumab contro 17.1 mesi con Acido Zoledronico ( hazard ratio, HR=0.82 ).

In generale, gli eventi avversi e le gravi reazioni avverse si sono verificate con frequenza simile nei due gruppi, anche se l'ipocalcemia è risultata significativamente più frequente nel gruppo Denosumab ( 13% vs 6%, p<0.0001 ).

Lo studio ha esaminato 1.904 uomini da 342 Centri in 39 Paesi. Tutti avevano metastasi ossee da tumore alla prostata, resistente alla castrazione, e senza una precedente esposizione ai bifosfonati per via endovenosa.

Gli uomini sono stati assegnati in modo casuale a Denosumab 120 mg per via sottocutanea più placebo per via endovenosa oppure a 4 mg di Acido Zoledronico per via endovenosa e placebo per via sottocutanea ogni 4 settimane.
La durata mediana del trattamento è stata di 11.9 mesi per Denosumab e 10.2 mesi per l'Acido Zoledronico.

Era fortemente raccomandata la supplementazione a base di Calcio ( almeno 500 mg/die ) e di Vitamina-D ( almeno 400 UI/die ).

L'endpoint primario era il tempo al primo evento scheletro-correlato durante lo studio, che era un composito di frattura patologica, compressione del midollo spinale, radioterapia o chirurgia ossea.

E’ stato osservato un beneficio significativo per Denosumab.

La maggior parte degli eventi scheletro-correlati che si sono verificati nel corso dello studio sono stati terapia radiante all’osso o fratture patologiche.

La sopravvivenza generale, la progressione della malattia, e la concentrazione dell'antigene prostatico specifico ( PSA ) non sono risultati diversi tra i gruppi Denosumab e Acido Zoledronico.

Con Denosumab è stata riscontrata una diminuzione significativamente maggiore nei marker del turnover osseo.

Gli eventi avversi si sono verificati nel 97% dei pazienti in ciascun gruppo; i più comuni sono stati: anemia, dolore alla schiena, diminuzione dell'appetito, nausea, affaticamento, costipazione, e dolore osseo.

L'incidenza di osteonecrosi della mandibola è stata bassa in entrambi i gruppi ( 2% con Denosumab e 1% con Acido Zoledronico, P=0.09 ) e di solito era associata a una storia di estrazione di un dente, scarsa igiene orale, o l'uso di un apparecchio dentale.

In un editoriale di accompagnamento, Jeanny Aragona-Ching, del George Washington University Medical Center di Washington, ha dichiarato che, a parte la superiorità nel ritardare gli eventi scheletro-correlati, Denosumab ha altri vantaggi rispetto all’Acido Zoledronico, tra cui la facilità di somministrazione ( per via sottocutanea rispetto alla via endovenosa ).
Denosumab riduce la necessità di trattare le reazioni di fase acuta, il monitoraggio renale, gli aggiustamenti del dosaggio, anche se deve essere usata cautela nei pazienti che presentano al basale una scarsa funzione renale.
Di contro, Denosumab presenta un rapporto costo-efficacia non-favorevole rispetto all’Acido Zoledronico; rimane, inoltre, da definire l’appropriata tempistica quando vengono utilizzati diversi tipi di farmaci per il tumore della prostata metastatico. ( Xagena2011 )

Fonte: The Lancet, 2011


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