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Benefici di Atezolizumab come mantenimento nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso: IMpower133


L'ultima analisi dello studio IMpower133 ha dimostrato un continuo miglioramento degli esiti per i pazienti con carcinoma al polmone a piccole cellule in stadio esteso ( ES-SCLC ) che hanno ricevuto Atezolizumab ( Tecentriq ) in monoterapia dopo trattamento iniziale a base di chemioterapia con o senza Atezolizumab.

Atezolizumab è un anticorpo monoclonale contro il ligando di morte cellulare programmata 1 ( PD-L1 ).
Nello studio di fase I/II IMpower133, i pazienti con tumore ES-SCLC hanno ricevuto 4 cicli di 21 giorni di Carboplatino ed Etoposide con Atezolizumab oppure placebo, seguiti da Atezolizumab come mantenimento oppure placebo. Il trattamento è continuato fino a progressione della malattia o a perdita del beneficio clinico.
Lo studio ha dimostrato che l'aggiunta di Atezolizumab alla chemioterapia ha determinato una sopravvivenza globale ( OS ) e una sopravvivenza libera da progressione ( PFS ) significativamente più lunghe rispetto alla sola chemioterapia.

L'attuale studio era un'analisi esplorativa che ha valutato il beneficio della terapia di mantenimento con Atezolizumab rispetto a quella con placebo tra 318 pazienti che avevano ricevuto almeno una dose di terapia di mantenimento ( 154 nel braccio Atezolizumab e 164 nel braccio placebo ).
I gruppi erano comparabili in termini di età media ( 64 vs 63 anni ), sesso ( entrambi 65% maschi ), Eastern Cooperative Oncology Group performance status ( ECOG PS ), uso attuale o precedente del tabacco, prevalenza di 3 o più siti di metastasi, presenza delle metastasi cerebrali e trattamento con quattro cicli di Carboplatino ed Etoposide.
I due endpoint primari erano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, che sono stati calcolati dall'inizio del trattamento di mantenimento.

I predittori significativi per il raggiungimento della fase di mantenimento includevano ECOG PS ( odds ratio, OR = 0.439; P = 0.004 ), livello di lattato deidrogenasi ( OR = 0.589; P = 0.053 ) ed età ( OR = 0.459; P = 0.001 ).
E' stata osservata un'interazione significativa tra età e trattamento ( P = 0.004 ).

La dose è stata modificata o interrotta in 30 ( 19% ) pazienti nel braccio Atezolizumab e in 17 ( 10% ) pazienti nel braccio placebo.

La sopravvivenza globale mediana nella popolazione di mantenimento è stata più lunga per i 154 pazienti trattati con Atezolizumab, rispetto ai 164 pazienti nel braccio placebo ( 15.7 vs 11.3 mesi; hazard ratio, HR = 0.59, intervallo di confidenza [ IC ] al 95% 0.43-0.81, P = 0.008 ).
La sopravvivenza mediana libera da progressione per la popolazione di mantenimento è stata di 5.5 mesi per il braccio Atezolizumab e di 4.5 mesi per il braccio placebo ( HR = 0.64, IC 95% 0.50-0.82; P = 0.008 ).

Il beneficio in termini di sopravvivenza associato ad Atezolizumab è stato mantenuto dopo l'aggiustamento per le caratteristiche basali, che includevano ECOG PS, sesso, età, presenza di metastasi cerebrali, livello di lattato deidrogenasi, somma dei diametri più lunghi delle lesioni target e numero di siti metastatici, sia per la sopravvivenza globale ( hazard ratio, HR = 0.59, IC 95%, 0.43-0.81; P = 0.001 ) e la sopravvivenza senza progressione ( HR = 0.64, IC 95%, 0.50-0.82; P inferiore o uguale a 0.001 ).

Nessun nuovo o inaspettato segnale di sicurezza è stato riscontrato. I risultati di sicurezza erano comparabili tra i bracci di trattamento, nonostante la continuazione del trattamento monoterapico con Atezolizumab nella fase di mantenimento.
Nella popolazione di mantenimento, eventi avversi di grado 3/4 si sono verificati nel 28% dei pazienti nel braccio Atezolizumab e nel 23% nel braccio placebo. Le rispettive percentuali di eventi avversi gravi sono state pari a 15% e a 12%.

Gli eventi avversi immuno-correlati sono risultati più frequenti nel braccio Atezolizumab, rispetto al braccio placebo ( 26% vs 15% ).
L'eruzione cutanea di grado 3/4 si è verificata in 2 pazienti nel braccio Atezolizumab e in 1 paziente nel braccio placebo.
C'era un caso ciascuno di polmonite di grado 3/4 in ciascun braccio dello studio.
Ci sono stati 2 casi ciascuno di polmonite di grado 3/4 e pancreatite nel braccio placebo; mentre ci sono stati, rispettivamente, 2 e nessun caso, nel braccio Atezolizumab.

In conclusione, sia il trattamento di induzione con Atezolizumab più Carboplatino ed Etoposide che il trattamento di mantenimento con Atezolizumab sembrano contribuire al beneficio di sopravvivenza globale osservato in IMpower133. ( Xagena2021 )

Fonte: 2020 International Association for the Study of Lung Cancer’s World Conference on Lung Cancer ( IASCL-WCLC ) Virtual, 2021 [ Reck M et al, Abstract 1293P ]

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